(da www.perotorino.it)
Mito significa favola, narrazione tratta da un tempo antico, oscuro e mancante di storia. I Tomi sono dei libri piuttosto spessi e alquanto indigesti, le Tome dei formaggi digeribilissimi e che ci permettiamo di consigliare ai nostri lettori non piemontesi. Bene, è su questo equivoco linguistico che si fonda la santa alleanza tra Torino e Milano, Mito e Tomi. Dove Milano continua a portarsi via tutto ciò che conta (buon ultimo il Sanpaolo di… Torino) e però si lamenta perché nella nostra città c’è un certo rinascimento, anche se – visto che era praticamente morta – bisognerebbe parlare di una sorta di resurrezione.
Chiaro che bisogna vedere da dove si partiva. Torino, fino a qualche anno fa era una città “chiusa per lavoro”. Nel senso che nessuno usciva, c’era ben poco da fare, il massimo complimento che si beccava era quello di città grigia. Ora è normale che, tornando ad essere un centro abitato che sfrutta almeno al 50% le sue potenzialità, tutto sembri magnifico. Ma provate a fare un giro a Milano, guardate i negozi, le boutique, i locali, la gente in giro, andate in edicola a comprare uno dei dieci quotidiani che hanno la loro redazione centrale in città, uno dei cento settimanali o mensili. Fatevi un giro sulla (vera) metropolitana meneghina, andate a vedere la partita in un (vero) stadio da calcio. Date una scorsa alle multinazionali che vi hanno sede, alle aziende che macinano miliardi di euro e producono centinaia di migliaia di posti di lavoro qualificato, alle decine di agenzie pubblicitarie, alle televisioni, alla sede Rai, eccetera. Poi diteci.
Nel frattempo, però, a Milano sono già invidiosetti perché tiriamo un po’ su la testa e si scordano d’averci appena fregato l’unica banca che ci restava. Oddìo, glie l’ha regalata Salza, ma questo è un altro discorso. Leggete il paradossale articolo (dove persino l’inutile Christillin esterna la sua imperdibile weltanshaung). E meno male che c’è anche il “nostro” Bruno Babando a dire la sua, con il suo libro “Torino provincia di Milano”:
http://rassegnastampa.comune.torino.it/orazionet/Rassegne/COMUNE%20TORINO/09/65775721.pdf
8 Commenti
Settembre 24, 2007 alle 12:21 pm
Posso essere incazzato visto che da Torino regaliamo tutto a Milano?
Posso essere incazzato che per colpa di questa vicinanza geografica, tante opportunità Torino finisce per perderle?
Posso essere incazzato che per prendere aerei a cifre non esorbitanti non posso usufruire di caselle, ma di Malpensa o addirittura di Orio al Serio?
Settembre 24, 2007 alle 12:26 pm
Puoi, fino a che non si picchia nessuno e non si insultano passanti e vicini, incazzarsi dovrebbe essere ancora concesso. Quando poi i compagni avranno preso del tutto il potere, forse anche incazzarsi sarà vietato, anche perché l’Italia sarà il paradiso in terra. Un po’ come la Torino chiampariniana e bressiana.
Settembre 24, 2007 alle 6:25 pm
Avete mai notato la differenza dei negozi tra via Roma a Torino e via Montenapoleone a Milano? E tra la nostra via Po ed il meneghino c.so Buenos Aires? Potrete raccontami quello che volete, ma purtoppo Torino è veramente provincia di Milano, come il vostro collaboratore Babando ha scritto su l’ultimo numero di Però.
Settembre 24, 2007 alle 9:14 pm
Milano proprio non la sopporto. Ma sopporto ancora meno questa Torino che in mano a sti intellettualodi da strapazzo, per due film o fiction tv girate, vuol far credere di essere di colpo diventata il centro del mondo.
Ottobre 1, 2007 alle 3:47 pm
Anche Milano ha i suoi bei problemi. fatevi un giro nei pressi della stazione centrale, se vi capita. uno schifo. stesso schifo che, in ogni caso si vede a torino. è la situazione complessiva di questo paese a fare acqua da tutte le parti. ed un paese con delle città senza la minima sicurezza, è destinato ad andare in malora.
Ottobre 18, 2007 alle 4:06 pm
malessere diffuso nelle grandi città. bisogna avere il coraggio di Rudolph Giuliani a NY. ma qui sono tutti senza palle. Maggioranza ed opposizione. a proposito: dov’è finita l’opposizione?
Ottobre 18, 2007 alle 8:02 pm
L’opposizione? Annegata nel magma mediatico (e democratico, nel senso di PD). Esistono solo più i compagni.
Ottobre 19, 2007 alle 8:27 pm
Certo, il magma mediatico è “sinistro”, per ideologia (poca), per opportunità (tanta), per opportunismo (tantissimo). Ho apprezzato la svolta di Libero negli ultimi anni. Mi sembra che Però si rifaccia molto al giornale di Feltri. Un giornale senza peli sulla lingua e sullo stomaco. La cosa mi stuzzica. Spero per voi che possiate durare e trovare sempre più spazio nel piattume torinese, dove le uniche iniziative editoriali, oltre a La Stampa, Repubblica e Torino Cronaca (a proposito qualcuno sa dirmi che fine ha fatto il Giornale del Piemonte) parlano di moda ed appuntamenti.